Da questo luogo, invito sia cristiani che musulmani ad
innalzare un’immensa preghiera all’unico e onnipotente Dio, di cui
tutti noi siamo figli, affinché il grande dono della pace possa regnare
nel mondo. Possano tutti i popoli, sostenuti dalla divina saggezza,
lavorare dovunque per costruire una civiltà dell'amore, nella quale non
ci sia posto per l'odio, la discriminazione e la violenza.
Con tutto il mio cuore prego Dio di mantenere il mondo
in pace. Amen.” (Giovanni Paolo II - Piazza
della Madre Patria di Astana in Kazakhstan - 23 settembre 2001).
Sono le parole di un padre preoccupato e
addolorato per i venti di guerra che soffiano sul mondo. Non possiamo non
condividerle.
Sono
state dette tutte le parole che esprimono il dolore e la solidarietà del
mondo intero al popolo americano toccato dalla brutale violenza
terroristica. Anche questo non possiamo che condividerle.
È
stata invocata in ogni modo la giustizia, perché chi si è macchiato di
così orribile crimine sia assicurato alla giustizia internazionale, per
una esemplare punizione. E il Card. Ruini, nella Prolusione all’ultimo
Consiglio Permanente della CEI ha ridabito “il diritto, anzi la
necessità e il dovere, di combattere e neutralizzare, per quanto
possibile, il terrorismo internazionale e coloro che, a qualunque livello,
se ne facciano promotori o difensori”, perché atti di questo genere
non si abbiano mai più a ripetere. Come non essere d’accordo?
Solo
davanti alla parola “guerra”, e a tutto quello che questa parola
esprime e comporta per i destini dell’umanità la nostra condivisione si
ferma. Noi crediamo che la guerra non sia l’unica e insostituibile
risposta. Noi crediamo che la guerra, come già ebbe a dire Benedetto XV
alla vigilia della prima guerra mondiale, sia sempre un’avventura senza
ritorno. Noi crediamo che a fare le spese della guerra (e l’ultimo
conflitto in Iraq ce lo dimostra) è sempre e solamente la povera gente: i
bambini irakeni muoiono per fame e per mancanza di medicinali, ma il
dittatore e i suoi accoliti sono ancora lì, neanche un poco dimagriti,
per niente scalfiti dalla guerra e dall’embargo che non li toccano
minimamente. Noi crediamo che se alla violenza terroristica rispondiamo
con la violenza della guerra che per forza di cose colpirà anche gente
povera e innocente (che le armi non siano “intelligenti” ce lo ha
dimostrato il conflitto nei Balcani!), da qui nascerà altra violenza, in
una catena di violenza, quella sì veramente “infinita”.
Occorre
ritrovare la strada del dialogo. Occorre sedersi veramente e con umiltà
al tavolo delle trattative per ridisegnare le leggi della convivenza
internazionale. Occorre che sull’ambiente, sul razzismo e su quanto
altro ancora i paesi ricchi, e l’America in primis, ritrovino la strada
della solidarietà universale, dell’ascolto dei paesi poveri e del
rispetto dei patti già sottoscritti da quelli che oggi si invocano “alleati”
(vedi trattato di Kyoto e risoluzione di Durban). Solo così le frange
fanatiche e impazzite del terrorismo internazionale si ritroveranno sole,
schiacciate nella loro stupidità, senza terreno favorevole dove
impiantarsi e crescere.
La
guerra si vince con la pace; l’odio si annienta con l’amore; la
violenza si combatte con la giustizia: questo è Vangelo! Come cristiani
non abbiamo niente di meglio da dire e da dare al mondo.
dSR