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“La strada e LA BOTTEGA”

Corso di formazione per i catechistidei disabili

 

 

Si è tenuto a Montesilvano (Pe) dal 6 al 9 settembre scorso un corso di formazione su “Strumenti e tecniche di sensibilizzazione comunitaria all’ accoglienza delle persone disabili”, organizzato dall’Ufficio Catechistico Nazionale- settore disabili. Della nostra diocesi era presente con me la sig. Tonina Ivone dell’associazione “Fiorire comunque” di Castellana. Eravamo in 40 a rappresentare le diocesi italiane e alcune associazioni che si occupano in modo specifico delle persone disabili.

E stato un corso faticoso e nello stesso tempo proficuo perché i relatori ( il prof. Giuseppe Morante-docente di catechetica, il dott.Corrado Dastoli , psichiatra e il dott. Francesco Pieroni,analista) ci hanno fornito degli spunti di riflessione e sollecitati a lavorare in gruppo con delle specifiche domande. Divisi in tre gruppi ognuno ha condiviso con gli altri esperienze, dubbi e prospettive di lavoro.

Con un’immagine che dava il titolo al corso ci siamo mossi tra “la strada e la bottega”. Questi luoghi rappresentano , il primo: l’ambito principale della nostra vita là dove i nostri progetti e le nostre conoscenze si concretizzano e il secondo: il luogo dove s’impara qualcosa,dove si acquisiscono competenze. In effetti al termine dei tre giorni ci siamo sentiti tutti arricchiti per il clima fraterno instaurato, per la franchezza e sincerità espressa e per le competenze di ciascuno condivise.

Una domanda generale ci ha portati a scoprire i limiti personali, comunitari e istituzionali che rendono difficile e faticosa l’accoglienza dei disabili. Diversi sono stati i limiti evidenziati. Innanzitutto la fretta che impedisce una valutazione obiettiva, il timore che non permette di entrare nel mondo dell’altro. Spesso si avverte un senso di impotenza e paura dell’ignoto oppure nella relazione ci si lascia prendere da un eccesso di coinvolgimento fino ad avere rapporti affettivi soffocanti. La cecità e la sordità delle istituzioni verso il mondo dei disabili è sostenuto dai miti dell’efficienza, del successo e della bellezza che puntano sulla valorizzazione del fare più che dell’essere. La società oggi teme, nella relazione con i disabili, di investire in umanità.

Nella discussione ci siamo trovati d’accordo nel ritenere che la migliore risposta al limite è il volerlo superare attraverso una progettualità. In effetti nella vita quando ci manca qualcosa ci sentiamo spinti a chiederla e a cercarla. . Il limite perciò invoca la relazione; il disabile chiede accoglienza che nella Chiesa è dovuta non per obbligo giuridico ma per la natura stessa della Chiesa che è mistero di comunione. Il coniugare la diversità nell’unità è possibile se, rispettando il dono specifico di ciascuno, lo condividiamo. Nella condivisione si realizza una reciprocità cioè una relazione circolare di scambio.

La disabilità mostra una varietà di forme. Nelle altre due giornate siamo stati sollecitati a conoscere meglio la sordità e il disturbo del deficit di attenzione iperattiva ed impulsiva (D.D.A.I.I.).

La sordità è l’handicap invisibile e richiede ponti linguistici per evitare di creare ghetti che in alcuni casi portano all’ “orgoglio sordo”. La relazione diventa possibile tramite la LIS (lingua italiana dei segni) e il linguaggio mimico sensoriale. Comunque è fondamentale nella comunicazione evitare l’astrazione e ricercare l’essenziale. La comunità ecclesiale diventa accogliente quando cammina con loro ponendosi al loro passo e utilizza una catechesi dove prevale il linguaggio visivo .

Il deficit di attenzione per iperattività trova difficoltà dal punto di vista medico sulla sua origine. Si è sottolineata nell’ambito della relazione di aiutare questi ragazzi a favorire una maggiore strutturazione del comportamento tramite l’autorevolezza dell’esercizio della paternità e con una pazienza che porti a non incrementare gli obiettivi e le attività ma riducendoli al minimo.

Abbiamo concluso la tre giorni con una celebrazione eucaristica in una parrocchia del paese dove lo Spirito ci ha aiutato a vivere il mistero di comunione e di accoglienza.

 

 

Don Vito Palmisano

 

 

 

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