La Giornata Nazionale delle Migrazioni, che la Chiesa
italiana celebra con ininterrotta tradizione dal 1914, ricorre quest’anno
il 18 novembre, penultima domenica dell’anno liturgico ed ha come
principale sede delle celebrazioni il Triveneto.
Come tema è stato scelto il noto richiamo biblico:
“Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9). Già alcuni
anni fa campeggiava sul poster illustrativo della Giornata: “Ogni uomo
è mio fratello”. Questa lapidaria affermazione invita a guardarci
attorno per verificare se tutti quelli su cui quotidianamente s’imbatte
il nostro occhio, qualunque sia la loro lingua, cultura, etnia e colore
della pelle, abbiano per noi volto di fratelli; ma dovremo poi guardarci
dentro, nelle pieghe della coscienza, per verificare se la fraternità
ha radici profonde, quelle che si ancorano ai valori fondamentali del
Vangelo.
Celebrare una Giornata costituisce un impegno
personale e comunitario per riaffermare la fraternità, l’accoglienza,
la solidarietà. Il fratello migrante deve sentirsi a casa sua, fratello
tra i fratelli, capace di ricevere e capace di dare. E quanto dice il
Santo Padre nel Messaggio che anche quest’anno, come ininterrottamente
dal 1985, rivolge per la Giornata delle Migrazioni al mondo cattolico:
“È importante aiutare le comunità di approdo non solo ad aprirsi all’ospitalità
caritativa ma anche all’incontro, alla collaborazione e allo scambio”.
Naturalmente in primo piano mettiamo i fratelli cattolici, ma c’è
posto per gli uomini di ogni fede. La fraternità vera, quella che fa
capo a Cristo “primogenito fra tanti fratelli”, non pone limiti;
anzi si ha la grande fiducia che questa fraternità, come fa capo a Lui,
così a Lui possa anche condurre, rivelando il suo volto autentico,
quello di Fratello maggiore di tutta l’umanità. Come dice il titolo
del citato Messaggio: le migrazioni sono “via per l’adempimento
della missione della Chiesa oggi”.
Queste parole ci richiamano quelle contenute nei
recenti “Orientamenti pastorali” delle Chiese in Italia dal titolo
“Comunicare il vangelo in un mondo che cambia”. Si legge al numero
58: “Dobbiamo affrontare un capitolo sostanzialmente inedito del
compito missionario: quello dell’evangelizzazione di persone condotte
tra noi dalle migrazioni in atto. Ci è chiesto di compiere la missione
ad gentes qui nelle nostre terre”. Sappiamo bene che questa missione
si compie con la testimonianza di vita, con i gesti di carità e di
fraternità, strade che aprono all’annuncio diretto del Vangelo.
La Giornata delle Migrazioni porta il nostro sguardo
su questo grande orizzonte popolato da tanti fratelli. Crescerà la
voglia di fare qualcosa per loro e di costruire assieme a loro la Casa
comune.