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Editoriale 

 DISCERNIMENTO COMUNITARIO

 

Diceva don Tonino Bello, rivolgendosi in modo particolare ai suoi presbiteri durante la messa crismale del 1983: “Dobbiamo ritrovare lo stile della comunione, il gusto della comunione, il puntiglio della comunione”.

La comunione è dono e ansia; è offerta e conquista; è proposta e affanno. La comunione è l’anima della Trinità. È il motivo e lo scopo della rivelazione.

La comunione, dicevano i nostri vescovi nel documento dopo-Palermo (n. 21) ha una sua “espressione dinamica”: è il discernimento comunitario. Potremmo dire, che il discernimento comunitario è la capacità di leggere i segni della presenza dello Spirito nelle pieghe della nostra storia quotidiana. È, quindi, un atto altamente ecclesiale. È un atto di fede.

L’anno 2001-2002 è voluto come un “preludio” al lavoro dei prossimi anni; in questo primo anno dobbiamo fare nostri i doni della Novo Millennio Ineunte di Giovanni Paolo II e degli Orientamenti Pastorali della CEI. Non basta leggerli e capirli? E magari, alla fine, fare qualche buon proposito personale e comunitario? Sembra di no. Non si tratta di studiare, ma di accogliere. S’intende, lo studio è compreso. Ma “accogliere” è di più. E il discernimento comunitario sarà il “metodo” di formazione con il quale saremo resi idonei e capaci di accogliere l’invito alla santità, misura alta della vita cristiana ordinaria (NMI, 31).

Ma cos’è il discernimento comunitario? Quando e come funziona? A che serve? Chi ne è responsabile? A queste domande abbiamo una prima risposta nel dossier pubblicato nelle pagine centrali di questo numero. Avremo una risposta più esauriente nella Assemblea Diocesana che si terrà a Monopoli (Porto Giardino, Capitolo) il prossimo 29 novembre, alla quale sono invitati tutti i parroci e tutti i membri dei vari Consigli Pastorali (a livello parrocchiale, zonale, diocesano). Per aiutare i parroci a guidare il cammino di discernimento comunitario saranno organizzati, in dicembre, alcuni incontri di preparazione. Tutto sarà pronto perché, prima nelle singole parrocchie e poi nelle zone pastorali, ci sia data l’occasione di vivere l’esperienza di un itinerario semplice e completo di discernimento comunitario. Dopo Pasqua, poi, sarà il caso di ri-incontrarci come Assemblea diocesana per raccontarci la bellezza e la fatica dell’esperienza vissuta e per consegnarne al Vescovo i risultati, nella prospettiva della realizzazione di un nuovo Piano Diocesano di progettazione pastorale.

Questo cammino non sostituisce, ma si snoda in parallelo alla ordinaria attività pastorale che le singole parrocchie stanno già svolgendo.

La comunione come stile, gusto e puntiglio, allora. Per una chiesa casa e scuola di comunione.

dSR

 

 

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