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Perchè il discernimento comunitario?

 

Negli incontri, avuti a carattere diocesano, è stato ampiamente spiegato e raccomandato “il discernimento comunitario”.

E’ sembrata una insistenza eccessiva, trattandosi di un semplice metodo di studio o di approccio alle situazioni.

La insistenza diventa ancora più sorprendente se si afferma che il metodo è altamente raccomandato dai Vescovi (e non da oggi, ma fin dal lontano 1995), i quali insistono perché il metodo diventi ordinaria pratica nella vita ecclesiale.

E’ logico pertanto chiedersi: perché mai si dà tanta importanza ad un metodo? E perché solo oggi? In periodi precedenti avevamo avuto, come metodo associativo di studio: “vedere, giudicare e agire” ed, in campo spirituale, c’era e c’è ,negli “Esercizi spirituali di S. Ignazio”, il classico metodo del “discernimento degli spiriti”.

A mio modesto parere, l’insistenza sul discernimento comunitario ha una importanza molto al di là di una semplice proposta di metodo.

Lo studio della morale, prima del Concilio Vaticano II, abbondava di “casistica”. Anche in seno alle adunanze di clero si proponeva ogni mese “il caso di coscienza”. La morale contemplava ogni caso possibile e per ogni caso aveva una risposta.

Il Vaticano II ha dato una nuova definizione di Chiesa, ha ampiamente delineato la spiritualità del laico cristiano ed ha ricompattato insieme dottrina teologica - Sacra Scrittura  e morale, segnando così una vera rivoluzione.

E’ stata accantonata una morale, che, avulsa da verità dottrinali, sfociava in moralismo ed era poco rispettosa della libertà, di cui ogni cristiano gode nello Spirito, che gli è dato.

Nelle scuole di teologia morale si cominciò a valutare i casi in base al principio della “opzione fondamentale”. Questo “movimento in avanti” però nel popolo laico, sprovvisto di formazione teologica e guidato per secoli con la morale rigida, che dava risposta ad ogni caso ha spesso generato disorientamento.

D’altronde la società in questi ultimi decenni ha conosciuto una accelerazione enorme: le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, la immediata comunicazione tra culture diverse, il laicismo imperante in politica, economia e in altri campi. Il tutto ha portato ad un cambiamento di costume, nel giro di pochi anni; cambiamento che non si è fermato, ma continua la sua corsa. Naturalmente diventa difficile per tutti, e a maggior ragione peri laici, dare una risposta morale precisa nei vari casi della vita sia a livello individuale e sia a livello di scelta comunitaria. Oltre tutto quello che è valido oggi non lo è domani,,.

Il Magistero della Chiesa nei vari documenti richiama continuamente ai principi fondamentali della morale cristiana.

Ma rimangono le situazioni fluide, la rapida ed imprevedibile evoluzione culturale, per cui ci si interroga quali scelte fare.

I laici d’altronde non sono abituati a giudizi morali fondati sulla dottrina cristiana.

E’ di qui che riesce l’opportunità di un metodo che:

1.      tenga conto della dottrina della Chiesa, proclamata dal Concilio Vaticano II;

2.      prenda atto della presenza dello Spirito che è dato a tutti i cristiani;

3.      che sia formativo per i cristiani, onde renderli capaci di discernere e decidere nelle varie situazioni della vita, da protagonisti e responsabili.

A questo risponde il “discernimento comunitario”, che pertanto ha una valenza non soltanto di un semplice metodo ma tiene conto del concetto di Chiesa, del riconoscimento dello Spirito presente in tutta la Comunità dei cristiani, al ruolo del laico nella Chiesa, del nuovo modo di fare morale in un mondo che cambia.

Don Vito Benedetti

 

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