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Sant'Antonio Abate padre del monachesimo

   

Antonio nasce in Egitto verso l'anno 251 da una famiglia di contadini della media valle del Nilo. Cristiano di nascita, verso i 18-20 anni perse i genitori e si prese cura della sorella ancora piccola. Dopo sei mesi dalla morte dei genitori egli si convertì alla vita monastica.

Un giorno, entrato in chiesa per partecipare alla celebrazione eucaristica, sentì leggere le parole di Gesù al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Matteo 19,21).  Antonio non si limitò ad ascoltare, ma comprese con il cuore quelle parole del Vangelo, proprio come se fossero state lette per lui. Uscito di chiesa, donò ai suoi compaesani la proprietà che aveva ereditato dai genitori: trecento campi fertili e belli. Vendette tutti gli altri suoi beni e donò il ricavato ai poveri, dopo averne lasciato una parte per la sorella.

Da quel momento Antonio visse con il lavoro delle proprie mani; con il denaro guadagnato comperava il pane per sé e il resto lo donava ai poveri. Lasciato tutto, andò a vivere in solitudine non lontano dal suo villaggio. Qui fu guidato dai consigli di un saggio anziano.

Per circa 20 anni Antonio visse in un fortino romano abbandonato fra il Nilo e il Mar Rosso, per trasferirsi poi nel deserto, dove si costruì una celletta e dove morì centenario nel 356.

La sua solitudine non rimase mai tale, ma attirò uomini che desideravano conoscere i segreti della vita consacrata a Dio. Come successe per San Benedetto e per tanti altri eremiti, Antonio aveva sempre accanto a sé discepoli che lo avevano scelto come padre spirituale. Anche Rutigliano, il 17 Gennaio in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, diventa meta di molti pellegrini. Al Santo è dedicata un’antica e bianca chiesetta, eretta in via Noicattaro.

Alla festa religiosa è ormai legata la fiera del fischietto in terracotta. Il fischietto, manufatto presente nel territorio dal Medioevo, è motivo d’orgoglio per i rutiglianesi perché il prodotto racchiude i quattro elementi della natura: terra ed acqua, elementi fondamentali per la creazione del fischietto, aria, per l’essiccazione, il fuoco, utilizzato per la cottura nei forni.

L’oggetto creato da tali semplici elementi, sotto le abili mani dei figuli si trasforma in vere e proprie creazioni artistiche, inizialmente raffiguranti animali, di cui Sant’Antonio Abate è protettore (questo il motivo della coincidenza della fiera con il culto del Santo).  Annessa alla fiera vi è il concorso nazionale, manifestazione di artigianato tradizionale e arte moderna, dove è possibile giudicare la simpatica competizione che mette a confronto i terracottai rutiglianesi con gli artisti di tutta Italia, appuntamento da non perdere per tutti gli amanti dell’arte.

Vi invitiamo a prendere parte ad un’antica ma sempre attuale tradizione paesana, anche per un buon auspicio: donare in questa giornata il fischietto in terracotta alla propria amata significa chiedere protezione al Santo eremita, affinché l’unione d’amore sia duratura e prospera.

 

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