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ADRIANA NOTTE, L’Urlo e il Volto, Edizioni Leucasia, 2001.
“Scrivo - e scrivo / parole che sono / alberi alti e robuste / siepi - e rosai freschi / d’ogni colore.” Assorbire il mondo esterno, pesante e sofferente, e purificarlo nel fuoco del desiderio, proteso verso la chiarità divina, questo è il compito affidato alle parole del poeta: “Il dolore / splendidamente variopinto / gioca coi cieli aperti.” Urlare gli spasmi del mondo e vivere la strada faticosa che conduce alla Gioia dell’incontro col Volto di Dio: “Oh Dio - è duro restare / a battere la terra come cavalla / impazzita. / Duro invocare / dagli abissi dell’essere / il tuo Volto di Dio! / Dovrò / arrampicarmi ai dirupi - cercare / dall’alto orizzonti - e l’ombra / del tuo immenso Corpo / proiettata: nelle valli ove giacciono / i tuoi fratelli trucidati. / Oh Dio! Quale triste contesa / tra il mio vuoto vivere e la tua / Gloria! / … / Ora sospesa / tra il tramonto e l’altare / goccia su goccia / mi consumo.” L’attesa (“E raccogli / le parole belle nei cesti / dell’attesa”) e il dolore come nutrimento dell’essenza umana (“I millenni - e millenni d’uomini / riempirono le mammelle del mondo / di questo strano latte di vita: il dolore”) si esprimono in una liricità interiore che, annullando le dimensioni spaziali e temporali, diventa voce dell’anima umana. In questa polla di intensa spiritualità si ingentilisce, grazie alla parola poetica, ogni aspetto del mondo sensibile; la mimosa, il geranio, il basilico si traducono in essenze profumate che accompagnano l’ansimante respiro del ricercatore. L’approdo delle parole è la Parola (“Dentro una esile / conchiglia mi riflettevo / e dondolavo nella soavissima / onda della tua Parola”). In una indicibile Gioia la parola umana dialoga con la Parola divina (“Tra noi / è un sorriso / ma quanto / esteso! Oltre i confini del cosmo / ti siedi a udire / l’eco delle mie saltellanti / lodi.”.
AGOSTINO BAGORDO, Le pietre dell’oracolo, Edizioni Viverein, 2000 L’autore, in effetti, esprimendosi in prima persona, trasmette l’intensità problematica del suo cammino interiore tra le strade del mondo. In una successione, quasi lirica, di riflessioni, ricordi, meditazioni, esperienze A. Bagordo manifesta la sua grande ricchezza concettuale nel campo della teologia, della filosofia, della letteratura, dell’arte. Non è velata (l’urgenza interiore è troppo impetuosa) una vena di pessimismo, accompagnata da un senso incombente di desolazione e di morte; ma l’autore sa ben trasformare questa percezione profonda del negativo in uno stile di pensiero e di vita fatto di rigore morale, essenzialità umana, desiderio di purezza, fede incarnata. Egli comunica efficacemente la valenza positivo del suo silenzio, del suo raccoglimento, del suo nascondimento, della sua riflessione piena e coinvolgente. Eppure il suo sguardo sa posarsi teneramente sulle bellezze della natura; sa cogliere la presenza del divino nelle opere dei poeti, dei pittori, dei musicisti; sa rendersi avido di felicità nonostante la tentazione insinuante della “desperatio”. Bagordo apre continuamente la porta del suo cuore perché la pioggia della grazia divina irrori la terra arida e screpolata. “Le pietre dell’oracolo” è un libro da leggersi quasi in forma di meditazione; ma il lettore non resti sorpreso quando l’autore lo condurrà prepotentemente a tenere i piedi su questa terra perché è su questa terra che si percorre la strada verso la felicità. |
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