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In questo mese di dicembre è nostro gradito ospite Sua Eccellenza Mons. Attilio Nicora, vescovo emerito di Verona, e attualmente delegato della Presidenza della CEI per le questioni giuridiche Presidente del Comitato per gli Enti e i Beni ecclesiastici e Promozione del sostegno economico alla Chiesa Presidente del Comitato Ecclesiale Nazionale per la riduzione del debito estero. Eccellenza, qual è il significato della campagna per la riduzione del debito estero dei paesi poveri in questo anno giubilare. Non si tratta della solita colletta: è qualcosa di diverso stavolta? C'è indubbiamente anche un gesto concreto di raccolta di offerte, perché nella vita partire dal concreto è sempre e comunque (anche educativamente) una cosa preziosa. Qui la caratteristica peculiare è peraltro che, con questa somma che raccoglieremo in tutta Italia, noi non ci limiteremo a fare delle semplici erogazioni, ma interverremo per incrementare quel fondo che i governi di Guinea e Zambia, due tra i paesi più poveri dell'Africa, costituiranno nel momento in cui il governo italiano cancellerà il credito che vanta verso di loro, impegnandoli a trasformare ciò, che per dir così, risparmiano (perché non hanno più capitali e interessi da restituire), in sostegno allo sviluppo interno dei Paesi. Bene, noi interverremo con la nostra somma, l'aggiungeremo a quest'altra ed elaboreremo (in realtà l'abbiamo già cominciato a fare), insieme alle realtà sociali dei due Paesi, un complesso di progetti mirati a reagire contro le ragioni più profonde della debolezza sociale ed economica di questi Paesi, che sono, per esempio, la questione drammatica della sanità, la questione della formazione di base, la questione dell'agricoltura che è la prima risorsa per assicurare a queste popolazioni la sopravvivenza. Quindi il nostro intervento si inserisce in un disegno organico che è come ormai sappiamo mirato appunto a risolvere parzialmente la questione de debito in maniera dinamica e guardando in avanti. La nostra diocesi si è impegnata e speriamo di farcela nella raccolta di 500 milioni, che rispetto alle cifre astronomiche dei debiti di questi paesi forse sono meno che una goccia. Come però questi 500 milioni concretamente riusciranno a risolvere il problema di questi Paesi? C'è una buona speranza perché anche altre Nazioni finalmente comincino a muoversi. Recentemente la Gran Bretagna ha preso decisioni coraggiose circa la cancellazione di una parte dei suoi crediti verso questi Paesi. C'è una iniziativa del Fondo Monetario Internazionale per i 41 paesi più poveri tra i poveri che sono prevalentemente paesi africani tra cui c'è Zambia e Guinea che prevede condizioni specialissime di favore per la cancellazione o riduzione del debito. Allora anche un intervento come il nostro che certo è sproporzionato rispetto all'entità complessiva non rimane soltanto una pura testimonianza, secondo me diventa un piccolo ma significativo apporto a un'impresa più vasta che, soprattutto se farà crescere la società civile locale (perché questo rimane il problema decisivo) potrà aiutare questi Paesi a camminare con le proprie gambe. Possiamo assicurare i nostri ascoltatori, i fedeli della nostra diocesi che ci sarà un monitoraggio su questi progetti di sviluppo anche da parte della Chiesa cattolica italiana? Sì, anzi d'intesa con il Governo italiano - perché lo ha previsto la Legge approvata dal Parlamento nel luglio scorso - noi saremo in un qualche modo i responsabili della vicenda di questi progetti, sia perché concorriamo già da ora a prepararli, sia perché decideremo a quali dare la priorità, sia perché li accompagneremo nella fase di realizzazione valorizzando sempre peraltro le realtà locali e sia perché alla fine ci siamo impegnati a dare un rendiconto. In questo senso credo superiamo anche l'obiezione qua e là ritornante: ma non finiremo nei pasticci come è capitato in altri casi? Certo i problemi sono difficilissimi, gestire anche a distanza è impegnativo, contiamo però - questo è importante ricordarlo - soprattutto sulla presenza di molti missionari italiani soprattutto in Zambia, con i quali il rapporto diventa ovviamente più facile e che hanno un amore sincero per questi Paesi e potranno aiutare a far crescere le forze locali. Accennava alla legge del Parlamento italiano varata nel luglio scorso: quanto ha pesato la parola del S. Padre? è stato facile l'itinerario di questa legge? Direi relativamente sì. Poteva anche diventare una cosa più lunga e più complicata, invece questa volta va dato atto che ambedue le Camere hanno agito con sollecitudine e alla fine hanno trovato anche l'unanimità nel voto, cosa certo ricca di significato. Certo, lo hanno detto in molti, l'insistenza del Papa, la coincidenza con l'anno santo, la campagna indetta dai vescovi italiani, il fatto che anche altre organizzazioni - va riconosciuto hanno insistito perché l'opinione pubblica si attivasse un po' più consapevolmente, hanno concorso a rendere il risultato più facilmente raggiungibile. Rimane come sempre in queste cose peraltro il problema di far seguire poi alle leggi tutta la complessa fase di esecuzione prima regolamentare e poi provvedimentale che rischia sempre di incepparsi nei passaggi burocratici. Bisogna quindi continuare a vigilare e a sollecitare. Quale può essere in questo senso il ruolo delle comunità diocesane? Un compito importante lo possono svolgere innanzitutto gli enti locali e so che anche qui da voi parecchie amministrazioni comunali si sono fatte attente a questa tematica. Se Parlamento e Governo si vedono stimolati anche dai livelli locali è cosa importante. In Italia non è facile l'unanimità su problematiche legislative: quando avviene credo che sia da apprezzare; dei politici non bisogna solo e sempre parlar male aprioristicamente. Però da lì bisogna cavarne le conseguenze e chiedere: bene adesso che avete votato che cosa è successo? Perché la mia impressione è che se soprattutto il Parlamento non continua a tallonare il Governo con interrogazioni, interpellanze, richieste di verifica dello stato di realizzazione della Legge, il complesso anche degli interessi dei paesi creditori finirà per rallentare di non poco la fase esecutiva. Cosa dirà ai nostri amministratori pubblici domani in occasione del loro giubileo diocesano? Il tema dell’incontro mette in connessione impegno politico e carità cristiana cercando di fare riflettere sui nodi principali di questa non facile connessione. Io tenterò di provare a esaminare qualcuno tra i principali problemi che un cristiano che si impegna su questa frontiera difficile incontra inevitabilmente per aiutare a comprendere come, con la luce della verità del Vangelo e con la forza dell'amore di Gesù Cristo, è possibile portare l'energia di riscatto che viene dall'annuncio cristiano anche dentro a questa realtà che non è vero debba essere sempre comunque sporca: può essere riportata alla sua dignità originaria e creaturale, secondo la volontà di Dio, proprio dalla testimonianza di cristiani convinti. Possiamo dire che Mons. Nicora è l'artefice del nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa (per esempio tutto il discorso dell'8 per mille). Che cosa significa oggi il sostegno economico alla Chiesa, ormai a più di dieci anni dall'attivazione di questo sistema? Dal punto di vista concreto va molto bene l'8 per mille, Vanno meno bene le offerte deducibili finalizzate al sostentamento del clero italiano. Si sarebbe quasi tentati di dire che il successo dell'8 per mille uccide quest'altra forma delle offerte deducibili, cosa che non è giusta. Bisognerebbe reagire perché le offerte deducibili hanno un valore anche di testimonianza, di partecipazione personale e diretta alla vita della Chiesa molto più forte dell'8 per mille che, per quanto prezioso, si limita a una firma. Dal punto di vista invece dei valori mi pare che se si è diffusa una certa conoscenza di questi meccanismi e questo è positivo. Non altrettanto forse ancora è avvenuto delle ragioni fondamentali che l'hanno ispirato; e allora qui bisogna continuare a puntare in termini di educazione di formazione delle comunità e dell'opinione pubblica, bisogna cioè far capire che la chiesa non si riduce ai soldi che però per svolgere la sua missione ha bisogno anche dei soldi. Tocca innanzitutto ai cristiani provvedere alla loro Chiesa e non allo Stato; lo Stato, però, riconoscendo il rilievo civile e sociale che la Chiesa ha nel nostro paese ha deciso alcune forme di agevolazione; è giusto che la più ampia fascia di cittadini valorizzi queste possibilità. Una trasparenza vera nella gestione dei beni della chiesa e nel rendiconto sulle destinazioni effettive potrà aiutare il crescere di una maggior fiducia che potrà implicare in termini di simpatia e di partecipazione un sempre maggior numero di persone. Qual è secondo lei il ruolo dei sacerdoti, e dei parroci in particolare, in questo discorso? Il parroco è molto importante perché è lui che deve cominciar per primo a far credito alla sua gente. L'ideale sarebbe una implicazione sempre più coraggiosa e limpida di tutta la comunità cristiana nella gestione economnica, anche perché i beni che il parroco amministra non sono suoi, sono della Chiesa, quindi di tutti in un certo senso. È giusto che, come la gente viene invitata a dare, così venga aiutata a sapere dove va a finire quel che ha dato. Questo non dovrebbe spaventare, ma dovrebbe anzi dare fiducia, perché l'esperienza attesta che le parrocchie che hanno avuto il coraggio di fare così hanno visto crescere le risorse non diminuire. Perché quando le persone vedono chiarezza danno fiducia. Mi sembra di capire che il suo invito è quello di promuovere in questo campo la responsabilità dei laici. Certo! Sia perché oggi alcuni aspetti dell'amministrazione sono davvero complessi e non si può immaginare che un povero sacerdote (che ha dovuto studiar tante cose ma non necessariamente il diritto e l'economia e che ha mille problemi pastorali a cui badare) debba anche specializzarsi in questi settori e poi perché i laici hanno un loro dono naturale di capacità, di creatività, di intelligenza valutativa che sarebbe un peccato perdere. I doni di Dio vanno coltivati; i laici hanno anche tanti altri doni ma certo quello dell'amministrare è caratteristico dei bravi padri di famiglia, delle brave madri di famiglia. Non si vede perché li dovremmo tener fuori dalla grande famiglia che è la parrocchia in concreto. Grazie eccellenza di questi minuti che ha voluto dedicare alla nostra radio, ai nostri ascoltatori. Le rivolgiamo solo un’ultima domanda, nella speranza di rivederla presto qui in Puglia: qual è la situazione delle Chiese del Sud, ritornando alla nostra questione del debito estero dei paesi poveri. Hanno risposto? La situazione è, come si suol dire, a macchia di leopardo. Cioè ci sono diocesi che hanno fatto cose bellissime, generosissime e magari la diocesi vicina che non ha fatto quasi niente. Questo è un po' un vizio antico che non è solo del Sud peraltro: la fatica a camminare insieme, cioè a una dimensione veramente corale e unitaria quando si lanciano delle iniziative nazionali... Va messo in conto senza scoraggiarci! Devo dire comunque con vera convinzione e immensa stima che la vostra diocesi di Conversano-Monopoli spicca nella Puglia, ma anche rispetto ad altre regioni del meridione, per un impegno singolare e per una generosità veramente meritevole di grande rilievo. (Il testo ripreso da registrazione, non è stato rivisto da Mons. Nicora) |
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