S P A Z I O    D I S P O N I B I L E

Comunicare in famiglia attraverso il gioco

Un seminario per imparare a giocare

di Paolo Leoci

Dal 2 al 4 gennaio 2001 si è svolto, nella nostra diocesi, un seminario di studio sul tema “Comunicare in famiglia attraverso il gioco”. I vari laboratori teorico - pratici sono stati proposti e condotti dal prof. Roberto Papetti del Centro Gioco, natura, creatività “La Lucertola” di Ravenna e responsabile del settore animazione dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI.

Il progetto, aperto ad operatori della pastorale familiare e a quanti sono impegnati nell’ambito dell’animazione del tempo libero (catechisti, giovani, scout), ha coinvolto decine di giovani nei laboratori previsti di mattino, e diverse famiglie con bambini piccoli nel pomeriggio.

Nato nell’ambito della settimana di formazione proposta dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia (giugno 2000 - Pugnochiuso - “IMPEGNO” agosto-ottobre 2000), è stato pensato dopo l’esperienza positiva dei coniugi Mizzi sul “giocare insieme come momento di comunicazione”. In quell’occasione, il prof Papetti, accettò l’invito del nostro Vescovo ad animare dei momenti di formazione specifica per gli operatori della nostra diocesi. Nel periodo delle feste natalizie si è concretizzato il tutto con il seminario svoltosi a Fasano, presso il teatro della parrocchia cinque. Maria de La Salette. I lavori si sono aperti con un intervento del nostro Vescovo che ringraziando il relatore per aver mantenuto la promessa, ha richiamato il valore dell’esser genitore anche attraverso il gioco. I laboratori, momenti ben distinti, hanno coinvolto operatori convenuti da Conversano, Monopoli, Alberobello, Fasano nord, Fasano sud, Polignano, Rutigliano.

Le diverse proposte, pensate tenendo conto degli uditori, sono state occasione di ricerca non solo dei valori del “comunicare giocando” ma soprattutto di una riscoperta di “antiche” tradizioni legate al nostro modo di giocare; noi, ragazzi di ieri. Dal “come costruire” al “perché costruire” un giocattolo, utilizzando ciò che più di elementare e comune “offre” il vissuto di ciascuno: bottiglie di plastica, pezzi di legno, tappi di bottiglie, cartoncino, frutta, spago, sabbia; con l’ausilio di attrezzi da “arte e mestiere”: seghetto, forbici, martello, cacciavite, adesivo. Con un pizzico di fantasia e la gioia dì stare insieme, giovani, genitori e figli hanno potuto sperimentare il gioco come parte importante del proprio vissuto, come giusta dimensione da vivere in famiglia, in gruppo, in comunità; per imparare a stare insieme, a comunicare, a condividere, a saper scegliere. Imparare anche a “regalare” ai propri figli la capacità di saper fare da soli. Nella prossimità dell’Epifania, quando molti super-mercati, super-attrezzati, erano super-affollati, il regalo più bello è stato il tempo che questi genitori hanno saputo dedicare ai loro figli. Alla fine, a ciascuno: la gioia di avere tra le mani un “giocattolo costruito da ... me”; l’esperienza di uno scambio di sensazioni, di riflessioni, di un modo diverso di ascoltare l’altro; il coraggio di svelare il proprio mondo interiore; la riscoperta delle cose semplici, comunemente molto vicine a noi.

Il lavoro, non facile, di Roberto è stato molto apprezzato. Qualche rammarico per non aver potuto offrire la proposta ad un numero di partecipanti più ampio. Motivi tecnici, imposti dalla tipologia dei laboratori, hanno “chiuso” la partecipazione ad altri operatori che potevano iscriversi. Naturalmente l’esperienza potrebbe essere la prima di una lunga serie. Roberto Papetti ci ha fornito le motivazioni per continuare a credere in una pastorale familiare più concreta, più vicina al nostro vivere quotidiano. E necessario, in futuro, puntare su operatori che sappiano “costruire comunione” con strumenti semplici, con il proprio modo di essere parte di una famiglia, di una comunità parrocchiale, con una storia, un vissuto da condividere nonostante le difficoltà.

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