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Ho avuto la fortuna di compiere per la seconda volta un’esperienza in terra di missione: due anni fa in Tanzania, quest’anno in Etiopia. Con me c’era mio figlio Pierluca, universitario, ed altre tre amiche (Maria Annunziata, Cecilia e Rosalba) che hanno voluto vivere la ricchezza di tale esperienza. L’Etiopia, sappiamo, è stata una colonia italiana e per questo motivo pensavo fosse consistente la presenza dei cattolici. È stato per me una grande meraviglia apprendere che tale presenza è limitata a meno dell’1%; la maggiore è rappresentata da musulmani ed ortodossi (in ugual misura al 50%) che insieme raggiungono circa il 90% delle religioni presenti. Ero ospite dei missionari della Consolata e questi sapendo che ero Direttore di un Centro Missionario Diocesano, mi invitarono a partecipare ad un incontro intercongregazionale che doveva tenersi ad Addis Abeba proprio il 2° giorno dopo il mio arrivo. Partecipai con piacere e potetti constatare con quanto sacrificio ed impegno i nostri missionari testimoniano il Vangelo che annunziano, in una terra veramente ostile non solo per motivi religiosi (che i musulmani manifestano anche con possibili pericoli fisici e gli ortodossi con azioni di sabotaggio e confusione dottrinale), ma anche per motivi di asprezza ambientale. Non è possibile in questa sede relazionare sull’incontro; riporto solo le conclusioni che furono: 1) la esigenza di incontri periodici per un aggiornamento circa i programmi svolti; 2) il desiderio di vivere insieme momenti di preghiera comunitaria; 3) la necessità di testimoniare con un proprio “stile di vita” e con “fattiva solidarietà” il Vangelo che giustifica la loro presenza in quelle terre tanto lontane e tanto povere. Ed a proposito di povertà, questa è stata documentata da me e dagli amici che mi accompagnavano, vivendo a Gambo e visitando vari villaggi. Anche questa esperienza non è possibile esprimerli adeguatamente. Posso solo dire che per noi occidentali abituati al lusso ed al superfluo, vivere in quei posti è davvero incredibile! Vedere bambini seminudi camminare con i piedini nel fango avendo negli occhioni neri il grido angosciante di chi non ha colpa d’essere ivi nato, e vedere adulti giovani per strada a fare niente perché viene loro impedito dalle potenze occidentali, per problemi di strumentalizzazione e di sfruttamento, di auto svilupparsi... Ebbene, vedere tutto questo è veramente traumatizzante. Ripeto non è possibile esprimere anche minimamente la mia esperienza in questo breve articolo ed è quindi anche per questo motivo che ribadisco la mia disponibilità ai Parroci per effettuare incontri di sensibilizzazione e di solidarietà concreta mediante la visione di videocassette da me realizzate e dibattiti, nei rispettivi saloni parrocchiali, previo accordi intrapresi con lo scrivente (tel. 080/937I440 ore pasti e serali ). |
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