S P A Z I O    D I S P O N I B I L E
E dopo il Giubileo?
 
don Sandro Ramirez

"Novo millennio ineunte” (All’inizio del nuovo millennio) è il titolo della lettera apostolica che Giovanni Paolo II ha donato alla Chiesa il 6 gennaio scorso, chiudendo il Giubileo. È un documento corposo: non se ne può nemmeno tentare una sintesi nel breve spazio di un editoriale.

Eppure non vogliamo lasciarci sfuggire l’occasione per sottolinearne almeno un aspetto. La bella esperienza dei tre anni preparatori al Grande Giubileo del 2000, dove tutte le chiese sparse nel mondo avevano trovato linee comuni, aveva fatto pensare a qualcuno che era iniziata l’epoca della “globalizzazione pastorale”: secondo costoro poteva bastare un unico programma pastorale, fatto in Vaticano, utile per tutte le chiese del mondo.

Ma Giovanni Paolo II, con la sapienza e la lungimiranza a cui ci ha ormai abituato, ha spiazzato tutti. E, pur ringraziando per “l’adesione cordiale con cui è stata ampiamente accolta” la proposta della Tertio Millennio Adveniente, rimanda nell’ambito proprio e doveroso “la traduzione in orientamenti pastorali adatti” del programma unico che la Chiesa ha da 2000 anni, quello di annunciare Cristo vivo e trasformare con Lui la storia. E questo ambito proprio è la chiesa diocesana, mai isolata, anzi in cammino sinodale e collegiale con le chiese riunite nella stessa Conferenza Episcopale.

“Dentro le coordinate universali e irrinunciabili, è necessario che l'unico programma del Vangelo continui a calarsi, come da sempre avviene, nella storia di ciascuna realtà ecclesiale. È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti - obiettivi e metodi di lavoro, formazione e valorizzazione degli operatori, ricerca dei mezzi necessari che consentono all'annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura” (tutti i corsivi sono dal n. 29).

Quale migliore e più autorevole conferma al cammino che la nostra diocesi si accinge a fare? Mentre il vescovo compie la sua visita pastorale, confermando nella fede e spronando alla santità, la chiesa di Conversano-Monopoli, in comunione con le chiese che sono in Italia, deve irrinunciabilmente darsi un nuovo piano programmatico.

Ne va della nostra fedeltà al Vangelo!

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