S P A Z I O    D I S P O N I B I L E
CATECHESI PARROCCHIALE e itinerario di A.C.R.

don Sandro Ramirez

Si è svolto a Monopoli, il 22 aprile, un incontro diocesano per catechisti dell’iniziazione cristiana, organizzato dall’ACR e dall’Ufficio Catechistico. Buona la partecipazione: erano presenti catechisti sia dell’itinerario di Azione Cattolica che di quelli parrocchiali. Interessante la relazione di don Giuseppe Giuliano, assistente nazionale dell’ACR.

Una delle domande poste al relatore mi da la possibilità di esprimere il pensiero dell’Ufficio Catechistico Diocesano a proposito di un problema che, se non ben affrontato, corre il rischio di provocare non pochi problemi nelle parrocchie. La domanda era questa: “Chi frequenta l’ACR deve poi partecipare anche agli incontri di catechesi parrocchiale?”. Subito la mia risposta: “no”. E cerco di argomentarla.

Occorre avere chiara la differenza fra “progetto” e “itinerario”. Di progetti catechistici “legali” nella nostra diocesi ce n’è uno solo: quello della Conferenza Episcopale Italiana, sposato in pieno prima da S. Ecc. Mons. Antonio D’Erchia, di venerata memoria, e poi dal nostro attuale Pastore. Nessuno dei due vescovi ha ritenuto opportuno di dover fare un altro progetto e nemmeno di adattare quello proposto dalla CEI. Il progetto è quello che si evince dal documento di base su “Il rinnovamento della catechesi” (del 1970, ripresentato autorevolmente nel 1988) e che trova nei vari volumi del catechismo per la vita cristiana della CEI il suo strumento di attuazione e di comunione. Le scelte del progetto sono state presentate dal sottoscritto e dagli ottimi direttori che dal 1970 ad oggi si sono succeduti nella conduzione dell’UCD tantissime volte. Mi permetto comunque di richiamarne le scelte fondamentali: gli adulti come scelta prioritaria la vita cristiana intesa come itinerario di fede (permanente, sistematico, graduale, essenziale) per la maturità cristiana il cristocentrismo la comunità ecclesiale come soggetto di catechesi la metodologia della duplice fedeltà a Dio (nei contenuti e nello stile) e all’uomo (nell’attenzione ai destinatari) il tutto in una pastorale dell'iniziazione (traditio-redditio) come punto convergente.

All’interno di questo progetto si situa il cammino per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi che hanno ricevuto il battesimo da infanti e che pure è stato determinato con autorevolezza dai vescovi, per mezzo dell’UCN, con la nota che ha accompagnato l’edizione rinnovata dei quattro volumi del catechismo per l’iniziazione cristiana, e che prevede fondamentalmente tre tappe:

  1. l’introduzione alla fede e la riscoperta del battesimo (Io sono con voi)
  2. l’iniziazione alla vita eucaristica nello Spirito Santo (Venite con me e Sarete miei testimoni)
  3. la mistagogia (Vi ho chiamato amici)

Per quanto riguarda invece “l’itinerario” che consente ai nostri fanciulli e ragazzi di costruire questo progetto nella loro vita non ci sono, nella nostra diocesi, indicazioni magisteriali. C’è una proposta dellUCD (marzo ‘97) alle comunità parrocchiali perché costruiscano un loro ‘itinerario’ all’interno dell’unico progetto.

L’Azione Cattolica Italiana propone per i suoi iscritti un ‘itinerario’ all’interno del Progetto Catechistico Italiano, non avendo l’ACI un suo progetto catechistico, non avendo suoi catechismi, ma solo guide per gli educatori. Essendo un itinerario ‘differente’ ma all’interno dell’unico progetto ed essendo questo itinerario approvato dall’UCN a livello nazionale e dal nostro vescovo a livello diocesano, è giustificato così come sono giustificati tutti i ‘differenti itinerari’ presenti nelle parrocchie della nostra diocesi (nella speranza che anche questi rispondano al Progetto Catechistico Italiano). Pertanto non è necessario che chi procede nell’itinerario “ACR” percorra anche altri itinerari. Se ci fossero altre associazioni, gruppi e movimenti con itinerari propri (ma sempre all’interno dell’unico progetto) sarebbero i benvenuti (dopo le opportune autorizzazioni).

A questo punto si pone la domanda circa l’ opportunità di avere nella stessa parrocchia, in un unico progetto, più itinerari. Io credo che non solo sia opportuno, ma addirittura necessario. Come si può pensare che un unico itinerario sia pedagogicamente valido per tutti i fanciulli e i ragazzi delle nostre parrocchie? La differenza di itinerario è ricchezza, anche perché lascia ai genitori (che tutti ci affanniamo a considerare i primi educatori nella fede) la possibilità di scegliere quale iter formativo far seguire ai propri figlioli. Mi permetto un esempio: noi cattolici stiamo facendo una giusta e doverosa battaglia per far accettare la tesi che la parità della scuola privata è garanzia di libertà (chiediamo, cioè, un itinerario culturale diverso all’interno dell’unico progetto educativo e formativo che lo Stato, giustamente e autonomamente, si è dato); ora, sarebbe assurdo che proprio noi non accettassimo, al nostro interno, la possibilità che ci siano (ed io pedagogicamente aggiungo “ci debbano” essere) iter diversificati che rispondano ad esigenze e a stili educativi diversi. Aggiungendo per l’ennesima volta: purché si rimanga all’interno dell’unico progetto.

E'errato affermare che l’ACR sia il luogo della ricreazione, o che l’itinerario parrocchiale sia l’unico abilitato alla trasmissione dei contenuti. L’uno e l’altro, con lo stile e le scelte educative propri, possono essere luoghi di educazione alla vita di fede. Il primo rispondendo veramente alle indicazioni educative e didattiche che vengono dagli ottimi strumenti forniti dal Centro Nazionale; il secondo riscoprendo la validità di un itinerario che non è solo ‘contenutistico’, ma che si articola in una esperienza educativa a 360 gradi (compresa quella importante del gioco e della socializzazione).

In altre parole: se l’itinerario di ACR è fatto secondo i criteri propri, e se l’itinerario parrocchiale è fatto secondo i criteri che la comunità stessa si dona, non solo non entrano in conflitto, ma, ben coordinati, diventano ricchezza per la parrocchia: senza diritti di primogenitura, senza divisioni in categorie, ma nella piena realizzazione di quella che don Tonino Bello amava chiamare “la convivialità delle differenze”. L’unità della Chiesa non è data dall’uniformità degli itinerari, ma dalla capacità che ha lo Spirito Santo, che la fa una, di comporre le differenze, rispettandole e armonizzandole.

Concludo: non sogno parrocchie dove ci sia solo l’itinerario parrocchiale; né quelle dove ci sia solo ACR (errore fatto, nel passato). Sogno parrocchie dove gli itinerari (rispettosi dell’unico progetto) sia tanti e diversi, e dove la libertà educativa sia assunzione di responsabilità da parte dei genitori e della comunità parrocchiale.

 
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