Ecco,
dunque, cosa bisogna di nuovo, oggi, vigorosamente
annunciare a questa età nuovissima della storia
del mondo: Cristo è Risorto!
È
vero che sembra un passo magisteriale a proposito
di nuova evangelizzazione? Invece no. Risale al
lontano 1970. Questa urgenza era avvertita nelle
riflessioni pasquali del sindaco di Firenze, Giorgio
la Pira. Che così continuava: “Ma questo annunzio
non “resta nell’aria”; esso scende – per lievitarla
tutta - nella realtà totale del cosmo e degli
uomini. Se Cristo è Risorto – e lo è – questo
Corpo glorioso risorto investe inevitabilmente
l’intera creazione materiale (noti: materiale!)
e spirituale, politica e civile, del mondo”. La
conseguenza? È che “i veri materialisti – materialismo
integrale! – siamo noi che crediamo nel corpo
di Cristo Risorto e nella conseguente destinazione
terrestre e celeste, temporale ed eterna, del
corpo umano!”.
Èiamo
in tempi di “mucca pazza”, di afta epizotica,
di pesce e pollo alla diossina, di acqua all’arsenico,
di verdura transgenica. Per non parlare dell’annuncio
scandaloso quanto prevedibile di un ginecologo
romano: “Intendo clonare un essere umano”, accolto
con falso stupore dal mondo scientifico nazionale
ed internazionale. La natura ci sta gridando:
riconciliamoci! E “Pasqua è riconciliazione e
spezzamento; è pace e rivoluzione; è comunione
e sovversione” (Bruno Forte). Pasqua è memoria
pericolosa ed eversiva della grande pacificazione
fra Dio e la materia, attraverso il corpo glorioso
del Risorto. Non siamo ecologisti perché ci conviene.
O per paura di catastrofi o epidemie. È la fedeltà
alla Pasqua di Cristo che ci fa tenaci assertori
di un rispetto “religioso” della natura. Questa
prima Pasqua del terzo millennio ci offre il problema
della salvaguardia del creato come una grande
sfida. La prima, fra quelle autorevolmente indicate
da Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte:
“E come poi tenerci in disparte di fronte alle
prospettive di un dissesto ecologico, che rende
inospitali e nemiche dell'uomo vaste aree del
pianeta?” (n. 51).
Da questa prospettiva “materialistica”
Giorgio la Pira vedeva il mondo nella Pasqua del
’70: “Questa nuovissima età atomica e spaziale,
demografica, di promozione dei popoli – età autenticamente
millenaria, apocalittica! – appare in tutto il
suo destino ed in tutto il suo significato: età
di liberazione dei popoli e della loro promozione
alla pace universale, alla unità solidale, alla
massima elevazione di grazia e di civiltà”. Non
vi sembra ancora tanto attuale?
Riconciliamoci con la natura, allora.
E sarà un po’ più Pasqua!
dSR